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Gambe in primo piano

La salute e la bellezza delle gambe vanno di pari passo.
L’80% delle donne soffre di insufficienza venosa cronica con predisposizione a diverse complicazioni.
Quando si manifesta? Quali i primi campanelli d’allarme? Vediamo come intervenire.


La salute e la bellezza delle gambe vanno di pari passo. Purtroppo l’80% delle donne soffre di insufficienza venosa cronica, il che predispone a diverse complicazioni: dai formicolii agli edemi, dall’aspetto cianotico della cute, dovuta a scarsa ossigenazione dei tessuti, a vene ben evidenti in superficie, dall’aspetto nodoso e serpentiforme.


Quando si manifesta l’insufficienza venosa? Quali i primi campanelli d’allarme?


lnsufficienza venosa vuol dire apparato venoso e linfatico compromesso sia a livello anatomico che funzionale. Non è legata necessariamente all’età anagrafica avanzata. Anche una ventenne può soffrire di insufficienza venosa. Immaginiamo l’apparato venoso come un albero con diverse diramazioni. Nelle braccia dell’albero corrono diversi vasi collegati tra loro, caratterizzati da diversi calibri. Se il flusso sanguigno scorre in un letto pulito e sgombro da ostacoli, la circolazione fila via liscia, ma, se, ahimè, i vasi sono poco elastici, il flusso rallenta ed i rami diventano nodosi, dall’andamento tortuoso. Sembrano quasi volersi aggrovigliare tra loro. Le vene sono paragonabili a tubi elastici, che conducono il sangue di ritorno dalla periferia al centro (ossia al cuore).


La forza di gravità rema contro. In condizioni normali le valvole consentono il flusso sanguigno verso l’alto. Quando le pareti venose e le valvole perdono di tono, diventando meno elastiche, diventa più difficoltosa la risalita del sangue. Si instaura così una condizione di insufficienza venosa con ristagno di liquidi e sangue nelle vene. Non trascuriamo, quindi, i piccoli disturbi, perché non si risolvono da sé... c’è una progressione a stadi della patologia venosa. Si inizia con l’avvertire dei fastidiosi formicolii alle caviglie, prurito, secchezza cutanea (dovuto alla scarsa ossigenazione dei tessuti), pesantezza delle gambe fino all’affiorare delle vene superficiali e alla rottura dei capillari (teleangectasie). Col progredire della malattia vengono man mano coinvolte le vene a grosso calibro, che “emergono “in superficie” a mo’ di cordoni dall’aspetto serpentiforme.


Gli edemi diventano ancora più pronunciati, le caviglie si gonfiano, compaiono ematomi bluastri. La pelle diventa sempre più sottile e biancastra, tanto che piccoli traumi possono provocare ferite, che evolvono in piaghe (ulcere varicose) dalla lenta guarigione e possono lasciare antiestetiche cicatrici. La predisposizione familiare incide parecchio. Infatti circa il 50% delle persone, che soffrono di vene varicose, riferiscono di diversi casi analoghi tra i loro familiari. Il primo step terapeutico è rappresentato dall’uso delle calze a compressione. Grazie alla compressione, che parte dal piede ed avvolge caviglie e polpacci fino ad arrivare alle cosce, si facilita il ritorno del sangue dalla periferia al cuore. Si riducono, di conseguenza, anche le zone edematose, i disturbi alle gambe, dalla pesantezza ai formicolii, sono alleviati e la pelle riappare gradualmente compatta e rosea. Non esistono scuse: le calze si mettono in ogni stagione... ed a qualsiasi età. La terapia farmacologica fa da supporto a quella meccanica delle calze compressive. Non ci si può aspettare che le varici guariscano da sé, ma nemmeno che guariscano unicamente con l’ausilio di pilloline magiche. I farmaci possono ridurre l’edema... migliorare la permeabilità vasale, ma... il problema è ben lontano dalla risoluzione, se non si associano norme igienico-comportamentali (più movimento), astuzie mirate ad hoc (calze a compressione). Mentre non è possibile intervenire sui fattori genetici, è doveroso intervenire sui vari fattori favorenti l’insufficienza venosa (stazione eretta o seduta prolungata, esposizione a fonti di calore, sovrappeso, stipsi, etc.) e seguire una alimentazione corretta. In fitoterapia sono utilizzate piante medicinali, che manifestano sia un’azione venotonica (aumento del tono venoso), che permette di rafforzare le pareti venose impedendone lo sfiancamento, che un’azione di permeabilizzazione della parete venosa così che si riducono gli edemi. Grazie a tali proprietà si riduce sia la sensazione di pesantezza e stanchezza alle gambe. Le piante medicinali utili in materia sono davvero tante: ippocastano, centella, mirtillo, ruscus, vitis vinifera. In genere questi rimedi sono consigliabili sotto forma di gemmo derivati, poiché, a giudizio medico, possono essere assunti anche in gravidanza. Le vitamine C e P esplicano un’azione protettiva sulla parete capillare, incrementandone la resistenza. La vitamina E, invece, ha una potente azione anti radicali liberi, il che è utile per allontanare il pericolo di complicazioni infiammatorie.


Ampiamente utilizzati sono i flavonoidi: Diossina, Esperidina, Troxerutina, Curarina, Antocianosidi del mirtillo. Hanno notevole importanza sia nella prevenzione dell’insufficienza venosa che nella cura della stessa, sia il movimento fisico (più tono muscolare e riattivazione del flusso sanguigno) che la dieta, ricca di acqua, frutta e verdura.


Dr. Antonio Marinelli (Farmacista)


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